Valter Luna

IO

vegaquattro2@gmail.com
V.A.O. – Vegaquattro Astronomical Observatory

Nasco parecchi anni fa in quel di Novi Ligure, ed una sera d’estate, appena ragazzo, ritornando da una passeggiata serale con i miei genitori, alzando gli occhi al cielo, fui ammaliato dallo spettacolo di una bella serata estiva limpida e tersa: la via lattea s’intravedeva appena e le stelle scintillavano come brillanti: pensai se tutti quei puntini luminosi che vedevo potessero avere un nome. L’indomani andai alla ricerca di un libro che potesse in qualche modo soddisfare la mia curiosità; trovai un volumetto intitolato “stelle” che mi aprì un mondo nuovo e sconosciuto: l’astronomia, ovvero la vera dimensione delle cose che ci circondano. Inutile dire che da allora iniziai a vedere le cose in un’ottica diversa, e quando il cielo era sereno, prima ad occhio nudo e successivamente con il binocolo di papà, incominciai questa straordinaria avventura in cui sono … ingarbugliato ancora adesso. La gioia di riconoscere le costellazioni, di vedere i mutamenti del cielo nelle varie stagioni, insomma posso dire di essere stato rapito da tutti quei puntini brillanti che per tanti sono solo … stelle.

Con il passare del tempo riuscii ad acquistare il mio primo strumento astronomico, un cannocchiale 77/1000 su montatura equatoriale, il quale mi permise di vedere le fasce di Giove, gli anelli di Saturno, stelle doppie, ammassi e nebulose, e quindi di conoscere le meraviglie del cielo un po’ più da vicino. Successivamente la mia voglia di conoscenza si spostò pian piano verso la fotografia, ma lo strumento in mio possesso non era certo idoneo per il passo successivo. Acquistai, con i miei primi guadagni del lavoro, un astrografo a lente da 145mm di apertura che permetteva la fotografia su pellicole piane da 9x12cm. Feci costruire da un artigiano brianzolo la montatura a forcella idonea a reggerne il peso. Intanto, con l’aiuto dei miei genitori, riuscii a ricavare una specola in un sottotetto all’uopo apribile, in un vicino paese di campagna. Iniziai un periodo di pura fotografia astronomica senza più curarmi dell'osservazione visuale, dovevo imprimere sulla pellicola gli oggetti celesti; le cose, apparentemente facili, in realtà si rivelarono abbastanza impegnative, vuoi perché ai tempi non vi era l’assortimento di materiale astronomico di oggi (occorreva fabbricarsi tutti gli accessori, dai più semplici raccordi a tutto il resto), vuoi perché il trattamento delle immagini dopo la ripresa (sviluppo in camera oscura, stampa, ecc.) richiedeva tempo, perizia, denaro, e vuoi perché (gli anni passano) la famiglia cresceva e con l’arrivo della prima figlia il tempo da dedicare al cielo veniva sempre meno.

Passai un periodo di “stasi” tra gli anni 80/90 in cui l’osservatorio rimase in balia della polvere: il mio scarso interessamento derivava anche dal fatto che, pur essendo il telescopio installato in un sito poco inquinato, l’umidità propria della pianura unito alla “scomodità” di non aver lo strumento a portata di mano, fecero attenuare in me il “sacro fuoco”. Quasi per caso, negli anni 2005/2006 girovagando su internet, mi imbattei in qualche foto astronomica ripresa da dilettanti e … con mio grandissimo stupore, mi resi conto di quanto la tecnologia aveva messo a disposizione del dilettante: fotografia digitale, filtri a banda stretta, elaborazione tramite software, insomma un mondo a me sconosciuto.

Tra l’altro le immagini da me visionate sulla rete avevano dell’inverosimile: nebulose, galassie ed altri oggetti ripresi da dilettanti con strumenti buoni e probabilmente con sapienza nel gestire anche l’elaborazione, ma straordinariamente superiori a quelle dei professionisti di parecchi anni prima. Inutile dire che la “malattia” esplose letteralmente in un’innata giovinezza; mi dotai prima di una piccola montatura equatoriale con su un rifrattore da 100mm a corto fuoco, con cui ripresi ad osservare per qualche tempo (tanto per fare un po’ di rodaggio). Successivamente iniziai la ricerca dell’ottica in grado di soddisfarmi nella fotografia digitale e quindi passai in rassegna 3 o 4 tubi tra lenti e specchi.

Attualmente lavoro con un Marcon Schmidt-Cassegrain 300/3000 su montatura equatoriale Gemini G41 pilotata elettronicamente e computerizzata. Il campo di ricerca primario dell’osservatorio (K41 – Vegaquattro Astronomical Observatory) sono gli asteroidi: vengono eseguite misure di astrometria sui NEO appena scoperti in modo da contribuire a migliorare i parametri orbitali; secondariamente si eseguono sessioni fotometriche allo scopo di determinare il periodo di rotazione di asteroidi non ancora studiati ed alcune notti vengono dedicate alla Recovery di asteroidi non più trovati alle successive opposizioni.

K41 in pieno lavoro sotto la Luna quasi piena (92%) sulla proiezione del cercatore la sera del 7 maggio 2017
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